Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente

il segreto della santità


Meditazione di don Divo Barsotti alle suore della Visitazione di Quinto al Mare (GE).

Si è detto che l'atto supremo della Vergine per divenire Madre di Dio è stato il suo abbandono allo Spirito divino; è in questo abbandono il segreto di ogni santità, perché santo è e rimane Dio solo, Dio che viene nel cuore dell'uomo, se l'uomo lo lascia vivere in sé.
Allora noi dobbiamo comprendere come il segreto della santità importi prima di tutto la presenza dello Spirito, e poi l'abbandono alla sua azione. Come si vive perché vi è in noi un primo principio semplice che ci dona la vita, l'anima, così possiamo vivere una vita soprannaturale se lo Spirito di Dio anima la nostra anima, la vivifica, ed è principio primo delle nostre operazioni soprannaturali.
Secondo il Concilio di Trento lo Spirito Santo è la causa «quasi» formale della nostra vita soprannaturale. È una espressione estremamente ardita, e la si comprende solo se noi ci ricordiamo che l'anima è considerata, dalla teologia e dalla filosofia scolastica, la forma del corpo, cioè il principio vitale che dona la vita all'uomo.
Se dunque lo Spirito Santo è la causa «quasi formale della nostra vita soprannaturale, ne viene che il principio primo delle nostre operazioni soprannaturali è lo Spirito Santo; e perché non sembri un cadere nell'eresia del panteismo, il Concilio di Trento non dice: «la causa formale», ma: la «causa quasi formale»: infatti le operazioni soprannaturali sono insieme dell'uomo e dello Spirito
Santo. San Paolo nella Lettera ai Galati (4,6) scrive: «Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo che grida Abbà, Padre!». Invece nella Lettera ai Romani (8,15) dice: «Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!». Chi è che grida? È l'uomo o è lo Spirito Santo? È lo Spirito Santo, ma è anche l'uomo. Pur essendo lo Spirito Santo il principio delle nostre operazioni soprannaturali, esse sono anche nostre. Il soggetto sembra essere duplice, e ciò dice quanto lo Spirito Santo è intimo alla vita del cristiano. Sant'Agostino afferma che lo Il mistero della Trinità noi possiamo concepirlo sia in un circolo chiuso, sia in una linea discendente. Quale è la concezione più vera? Anche qui i teologi possono essere di diversa opinione. Secondo la concezione teologica dell'Occidente, specialmente quella che deriva da sant'Agostino, il mistero della Trinità è concepibile, tanto per capirei, in un circolo chiuso. TI Padre genera il Figlio, il Padre e il Figlio come da unico principio spirano lo Spirito Santo, che è la loro unità. Secondo la concezione greca, e anche quella di san Basilio e di altri Padri dell'Oriente, che è stata riconosciuta ortodossa dalla Chiesa cattolica nel Concilio di Firenze, la Santissima Trinità può pensarsi in linea discendente. Dal Padre il Figlio, dal Padre per il Figlio lo Spirito Santo; è nello Spirito Santo che Dio si comunica al mondo. Non è che Dio debba donarsi; lo Spirito Santo viene chiamato dono -lo dice anche l'inno «Veni, Creator» -, non in quanto egli necessariamente debba donarsi; il dono è sempre gratuito, ma lo Spirito Santo è dono in quanto è donato. Se Dio si vuole donare, è nello Spirito Santo che si dona.
Naturalmente però, donandosi lo Spirito Santo, non possono non venire a noi anche il Padre e il Figlio, perché le Persone divine sono inseparabili fra loro; ma il dono è nel dono dello Spirito, è nello Spirito Santo che Dio si dona alle anime. Nel dono dello Spirito tutta la Santissima Trinità inabita, dimora nel cuore dell'uomo. Ricevere il dono dello Spirito vuol dire che noi ne diventiamo in qualche modo i possessori. Lo Spirito Santo diviene in qualche misura la nostra proprietà, noi possiamo usarne, ed egli può usare di noi. È proprio di qui che deriva la vita soprannaturale, per il fatto cioè che lo Spirito Santo, donandosi all'uomo, diviene in noi una capacità nuova di vita e di operazione.
Come arrivare a Dio
Con le potenze puramente naturali dell'intelligenza, della volontà, del sentimento, possiamo vivere una vita umana, ma né la nostra intelligenza può conoscere Dio, né la nostra volontà può veramente amarlo così da unirsi a lui, perché Dio è inaccessibile. Come è possibile per una creatura umana, e anche per gli angeli, superare l'infinita distanza che separa la creatura dal Creatore? Dio è inaccessibile, non possiamo mai arrivare a lui, né con la conoscenza né con l'amore. Dice il Concilio Vaticano che noi possiamo arrivare a conoscere che Dio è, cioè l'esistenza di Dio, ma non che cosa Dio sia, la natura di Dio. Se Dio non si rivela, noi possiamo capire che c'è un primo principio, un primo motore, una prima causa di questo mondo, ma non lo conosciamo: la conoscenza di Dio è conoscenza di fede, l'amore di Dio è dono della carità.
Le virtù teologali sono tali proprio perché non soltanto hanno per oggetto Dio, ma in qualche modo hanno come soggetto Dio. Nella fede è Dio che ci comunica la conoscenza che egli ha di se stesso, nella carità è Dio che vive nei nostri cuori. L'apostolo Paolo nella Lettera ai Romani dice che la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci fu dato: senza lo Spirito Santo dunque in noi non vi è la carità. Vi può essere la filantropia, vi può essere una benevolenza verso i poveri, vi può essere anche un certo desiderio inefficace di Dio, ma non l'amore di Dio, che a lui ci unisce.
Le virtù teologali suppongono lo Spirito Santo, che agisce in noi. Dio si è donato a noi nel suo Spirito, e con questo dono le nostre potenze spirituali hanno una nuova capacità, la capacità di raggiungere Dio, di unirsi a Lui, di conoscerlo, di amarlo, di vivere per lui.
Tutta la vita del cristiano è animata da questo divino Spirito, affinché le sue operazioni possano accostare Dio, raggiungere Dio, unirlo a Dio. Dobbiamo dunque prima di tutto comprendere che senza l'azione dello Spirito noi siamo totalmente avulsi a Dio, separati da lui, non solo in forza del peccato, ma in forza del fatto che siamo creature, e fra la creatura e il Creatore l'abisso è infinito. Rendiamoci conto che nemmeno gli astronauti riescono a raggiungere gli estremi confini della creazione, perché la vastità della creazione è sconfinata; chi potrebbe mai abbracciarla, chi potrebbe mai raggiungere il fine della creazione? Che presunzione stupida e assurda che la creatura possa raggiungere Dio per sé! È nello Spirito di Dio che questo è possibile.
Allora prima di tutto dobbiamo comprendere la necessità di questa presenza dello Spirito in noi. Vi è una differenza qualitativa infinita tra chi possiede la grazia e chi non la possiede, perché chi possiede la grazia possiede Dio, e Dio è infinito. Che cosa sono tutte le grandezze del mondo nei confronti di una piccola suora che vive in unione con Dio? Può aggiungere qualche cosa l'essere Presidente della Repubblica Italiana? Sono sciocchezze tutte le grandezze umane, sono pure sciocchezze nei confronti di questa grandezza: Dio è in me, egli vive in me e io vivo in lui!
Si tratta di crederlo davvero, questo, per viverlo: Dio vive in noi! E la presenza di Dio in noi imprime nelle nostre potenze spirituali una capacità nuova, la capacità della fede, la capacità dell'amore, la capacità della pura speranza, le virtù teologali.
Si parlava stamane della semplicità, ieri della purezza, si può parlare dell'umiltà, tutte queste virtù morali non sono che espressioni delle virtù teologali, perché in fondo non si vive la fede se non si vive l'umiltà, non si vive l'amore di Dio se non si vive la purezza del cuore; sono frutto ed espressioni della nostra vita teologale, della nostra unione con Dio.
Capire il dono di Dio
La prima cosa dunque che dobbiamo cercare di comprendere è questo magnifico dono che Dio ci ha fatto di se stesso. Se Dio è in noi, e noi siamo in lui, siamo già in Paradiso. Importa poco che siamo nella luce o nelle tenebre, non cambia nulla essenzialmente. Siamo gli stessi sia che viviamo nella fede e sia che viviamo nella visione, perché Dio è con noi e noi siamo con lui.
Sì, siamo già in Paradiso; se ancora non possiamo vivere pienamente la luce di questa visione, non per questo il nostro stato è diverso. Siamo compagni degli angeli, siamo amici dei santi, viviamo con loro. La vita spirituale altro non è che una anticipazione nella fede della vita beata, perché la vita beata è il possesso di Dio e noi già lo possediamo: abbiamo ricevuto il dono dello Spirito. Se crediamo realmente che Dio si è donato a noi nel suo Spirito, già possediamo il cielo, nulla di meno, e quello che importa è questo, che ora possediamo Dio, proprio perché venga trasformata tutta la nostra natura, perché nella vita presente tutte le nostre operazioni divengano operazioni divine.
Il Battesimo ci dona il dono dello Spirito e col dono dello Spirito avviene che noi siamo fatti figli di Dio, riceviamo come una nuova natura, una partecipazione, dice san Pietro, alla natura divina; ma per vivere secondo questa natura divina che abbiamo ricevuto, ci vorrà tutta la vita, se basta. Per i santi è sufficiente questa vita, la maggior parte dei cristiani devono passare attraverso il Purgatorio ...
Chi di noi può dire di vivere pienamente come Dio, la vita stessa di Dio? Lo Spirito Santo che vive in noi può agire in noi solo se cresciamo in Dio. Bisogna crescere, come il bambino deve crescere per camminare, deve crescere per andare a scuola, deve crescere per arrivare ad essere professore d'Università. Ugualmente per la nostra vita soprannaturale abbiamo bisogno di tutta la vita per crescere in tal modo che l'azione dello Spirito Santo operi nelle nostre potenze. Fin tanto che le nostre potenze non sono capaci di accogliere l'azione dello Spirito, lo Spirito è in noi, ma noi non viviamo la vita divina. Lo Spirito Santo vive anche in un piccolo bambino, ma il bambino non è capace di vivere secondo la sua azione; lo Spirito Santo trova in lui delle potenze inadatte alla vita divina. Bisogna crescere, e nella misura in cui cresciamo lo Spirito agisce.
Quanto più l'anima nostra cresce non solo nella vita umana sul piano della intelligenza, ma sul piano della volontà, cioè delle virtù morali, tanto più acquista malleabilità e docilità all'azione dello Spirito. Per questo il cammino per giungere alla santità non è soltanto la docilità allo Spirito Santo. Lallemant diceva che, sì, la legge della santità è la docilità allo Spirito Santo, ma per essere docili allo Spirito Santo bisogna purificare il nostro cuore.
La purificazione del cuore
C'è dunque la necessità non soltanto di crescere nell'età per essere docili allo Spirito, ma anche di crescere nella virtù, che implica la liberazione da tutti i pesi, una libertà da tutti i legami. Nella misura in cui l'anima si purifica diviene capace di essere docile a Dio.
Allora il cammino dell'anima verso la santità prima di tutto esige una purificazione del cuore, una purificazione delle nostre potenze, sia del sentimento, sia dell'intelligenza, sia della volontà. Nella misura in cui purificheremo le nostre potenze, esse diverranno atte ad essere spinte, portate e sollevate dallo Spirito di Dio. È la purezza totale dell'essere che dobbiamo raggiungere, se vogliamo diventare docili allo Spirito. Fintanto che non avremo acquistato questa purezza potremo vivere una certa attenzione allo Spirito, una certa docilità, ma ci muoveremo faticosamente, con grande stanchezza e con grande fatica.
Il più grande maestro della spiritualità antica, Cassiano, diceva che la purità del cuore si identifica con l'agàpe, la carità; cioè, saremo portati dallo Spirito nella misura in cui saremo purificati; perché la vita cristiana è faticosa all'inizio, ma via via che si procede diviene sempre più facile, e al termine è un purissimo volo: «Qui Spiritu Dei aguntur, ii sunt filii Dei» (Rm 8,14): sono figli di Dio quelli che sono guidati dallo Spirito Santo. È questo che dobbiamo vivere!
Ma come facciamo a riconoscere l'azione dello Spirito, per abbandonarci a lui? Questo è un problema grave per la vita spirituale, perché possiamo abbandonarci anche allo spirito del male, potremmo abbandonarci anche allo spirito naturale, al nostro spirito, piuttosto che allo Spirito Santo. Come facciamo a riconoscere lo Spirito Santo? Mediante la purificazione del cuore. Nella misura in cui non ci saremo purificati, possiamo sempre sbagliarci sull'origine di quelle mozioni che proviamo interiormente; crediamo di rispondere a Dio, di abbandonarci a Dio e invece ci abbandoniamo alla nostra natura. Non è sempre lo Spirito Santo che ci chiama a mortificarci, per esempio: può essere che sia proprio lo spirito del male che ci impone di mortificarci, per poi stancarci in questo cammino e farci rinunziare a tutti i nostri propositi per vivere la nostra vita, perché è troppo pesante quello che abbiamo intrapreso. È un problema molto grave questo, è una questione importante da affrontare, se vogliamo tendere verso il Signore.
I nostri peccati
La prima condizione necessaria per essere ben certi dell'azione dello Spirito, è che la nostra anima raggiunga una certa purezza interiore. Prima di tutto la purezza abituale dal peccato, non solo dal peccato grave, ma anche dai peccati veniali pienamente deliberati. Quello che ostacola enormemente l'azione di Dio non sono le nostre mancanze, egli sa che siamo delle povere creature, ma l'amore che abbiamo alle nostre mancanze. Diceva santa Bernardetta che a Dio non dispiacciono i nostri peccati, purché non li amiamo.
Come possono non dispiacere a nostro Signore i nostri peccati? Perché quello che dispiace a Dio è il peccato, sia pure leggero, quando è amato, quando l'anima antepone la sua volontà alla volontà del Signore. Le mancanze di pura fragilità forse il Signore le permetterà nella nostra vita fino alla morte, ed è una grande provvidenza" è una grande bontà che egli permetta le nostre mancanze, altrimenti alzeremmo subito la cresta. E invece no, ci sentiamo così poveri, così meschini anche dopo tanti anni di vita religiosa; ci fa molto bene, perché dobbiamo sapere che Santo unicamente è il Signore. Però se queste mancanze non sono volute, se non sono amate, se sono puri atti di fragilità, atti primo-primi della nostra natura, tutto questo non impedisce il nostro cammino verso il Signore. L'ostacolo fondamentale alla docilità allo Spirito Santo, all'azione dello Spirito Santo in noi, è una volontà che si rifiuta, e non dico nelle cose gravi, ma anche nelle cose leggere.
Il peccato veniale deliberato, pienamente deliberato, pienamente cosciente, questo è l'ostacolo formidabile a un avanzamento nella vita spirituale. Non vi dico che perdete la grazia, vi dico però che non avanzate fin tanto che non c'è in voi quello che san Francesco di Sales chiamava «la santità del cuore». La santità della condotta potete averla forse dieci giorni prima di morire, perché è soltanto l'espressione esterna di quello che Dio opera nell'intimo. Spesso la scorza esterna rimane un po' rozza. Ma è bellissimo questo, è meravigliosa l'azione di Dio che lascia proprio la scorza e lavora nell'intimo; così si vive soltanto per lui e non per le consorelle, per farci da loro venerare. Lasciate pure che le Sorelle vi vedano imperfette; l'importante è che Dio lavori nella vostra anima e trasformi il vostro cuore.
È dunque questa la prima cosa che dovete vivere, la santità del cuore; questo donarvi a Dio pienamente, questa purezza di un'anima che non vuole consentire a nulla che si opponga alla volontà divina. Se possedete questa purezza, e la dovete possedere, allora si renderà in voi sensibile l'azione dello Spirito Santo.
Con Dio c'è tutto
La cosa più importante è che Dio si dona all'anima; una cosa meravigliosa! Si può desiderare di più? Diceva la beata Maria dell'Incarnazione: è ben avara quell'anima che non si contenta di Dio. Che cosa mi rimane da desiderare se Dio è tutto per me? Ricordate la preghiera di san Giovanni della Croce: miei sono i cieli, mia è la terra, mia è la Madre di Dio, miei gli angeli e i santi. .. perché Gesù è tutto mio e tutto per me, e prima di Gesù è lo Spirito Santo che mi è stato donato, Dio stesso. Non posso desiderare più nulla, non posso volere più nulla, già posseggo ogni cosa. La mia gioia è già immensa anche se vivo nella pena; è certo una gioia tutta dello spirito, perché rimane la sofferenza fisica, può rimanere anche l'angoscia interiore sul piano psicologico, ma lo spirito, almeno il vertice dello spirito, già è toccato dalla luce indefettibile di Dio: Dio è mio, è tutto per me!
Vivere questa consapevolezza, e poi capire che Dio si è dato a noi per fare di noi, del nostro corpo, del nostro essere, lo strumento delle sue operazioni. Il <<Veni, Creator» dice che lo Spirito Santo è il dito della destra dell’Altissimo: «Dextrae Dei tu digitus». Ebbene, l'uomo è come un'arpa. Avete mai sentito suonare l'arpa da sé? Bisogna che ci passi un dito, allora emette un suono meraviglioso; ognuno di noi è questa arpa su cui passa il dito di Dio. Lo Spirito Santo ci è donato perché attraverso di noi si elevi a Dio un canto di lode, un canto di amore. Il dono dello Spirito ci è dato per trasformare tutta la nostra vita in un canto di pura lode al Signore, come la vita degli angeli, come la vita dei santi. Ma perché tutto questo avvenga bisogna accordare l'arpa, bisogna acquistare la purezza di cuore.
Prima di tutto bisogna crescere, crescere anche umanamente, e non solo sul piano fisico del corpo ma sul piano morale delle virtù, liberarci dunque da tutti i vizi, purificarci da tutto quello che è impedimento e ostacolo a Dio: l'impurità del cuore, la deviazione dell'intelligenza, la deviazione della volontà; tutto deve sciogliersi, dobbiamo liberarci da ogni legame che ci impedisca di correre, di essere portati via dallo Spirito.
La purità di cuore: il cammino dell'anima per raggiungere Dio è questa purificazione. Questa è attiva, certo, ma in ordine a una passività. La nostra attività nell'esercizio delle virtù è soltanto una preparazione perché poi Dio intervenga e prenda il timone della nostra nave e ci porti. L'esercizio della nostra attività è dunque in ordine a questa purificazione, purificazione dei sentimenti, purificazione della volontà, purificazione dell'intelligenza, purificazione di tutte le nostre potenze interne; della memoria, per non vivere che la pura presenza di Dio, perché Dio non è nel passato e non è nel futuro, egli è il presente, egli è l'eterno presente.
Sulle ali dello Spirito
Per quanto riguarda l'intelligenza, bisogna che sia totalmente illuminata da Dio. Avete mai visto le stelle di giorno? Le sapete contare di giorno? Così la presenza di Dio, la luce divina, deve cancellare ogni altro pensiero: Dio solo!
E come la vostra intelligenza non deve conoscere che Dio, così la vostra volontà non deve amare che lui.
Raggiunta questa purezza, interviene lo Spirito e ci porta e ci solleva. È necessario che sia lo Spirito a sollevarci, perché per giungere al cielo bisogna volare, essere portati via dallo Spirito, che conosce una sola dimora, il Seno del Padre, in modo da ascendere al di sopra di tutti i cieli, nell'ascensione stessa del Cristo, come Maria. E si noti bene, Gesù ascende ed è attivo, è lui che ascende, invece Maria santissima non ascende, è assunta. Anch'io devo essere assunto, debbo essere portato via, devo essere totalmente abbandonato all'azione dello Spirito, perché lo Spirito mi porti con sé: «Qui Spiritu Dei aguntur ii sunt Filii Dei!».
Bisogna volare come tanti aquilotti portati sulle ali dell'Aquila Reale, che è lo Spirito Santo. È quello che cantiamo con Mosè nelle lodi del sabato della seconda settimana della Liturgia delle Ore: «Come un'aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali» (Dt 32,11).
Attente a stare ferme, perché se vi movete e volete guardare in basso, abbandonate le ali dell'aquila e precipitate giù nel fondo. Per camminare bene, per volare bene voi lo sapete quale è la legge fondamentale: quella di stare fermi; tanto più si vola quanto più si sta fermi, in Dio però, in Dio. Sono le ali dell'Aquila divina che ci sollevano a Dio, fermi in Dio; questa è la prima legge che si impone all'anima che veramente vuole ascendere fino al cielo.
Che il Signore ci doni questa purificazione del cuore, e poi questo rimanere fermi in Dio, questo abbandonarci a Dio e non riprenderci più, perché Dio ci sollevi a sé. Mi sembra che sia questa la prima condizione per vivere la nostra risposta al Signore.

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