Credo di essere in grado di poter dare il mio modesto contributo sul caso della “nuova” traduzione dell’ultima parte del Padre Nostro nella Bibbia CEI. La parte a cui mi riferisco, tradotta e utilizzata per secoli, è proprio il versetto di Matteo 6,13a: “non ci indurre in tentazione”, che nella nuova versione è stato tradotto con “non abbandonarci alla tentazione”. Naturalmente anche qui ha prevalso il “politicamente corretto”. Come può Dio “indurre” in tentazione? Allora cambiamo con una traduzione più morbida, più sentimentale.