«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Questa citazione di Isaia 40,3 la troviamo in tutti i vangeli, è un elemento comune della tradizione, fedelmente conservato.
Giovanni Battista ha avuto piena coscienza del proprio ruolo attraverso quella parola che ha letto nel Libro del profeta Isaia: «Io sono voce» e identifica se stesso con la voce. Nei tre sinottici c’è il riferimento alla profezia di Isaia, ma manca questa auto-identificazione precisa e personale; solo nel quarto vangelo Giovanni infatti afferma: “Io sono voce di uno che grida, non sono uno che grida soltanto, ma io sono la voce!”.
Intenzionalmente l’evangelista mette a confronto la voce con la parola. È importante la somiglianza e la differenza: Gesù è la parola, Giovanni è la voce.
La parola può essere anche solo pensata, noi infatti ragioniamo attraverso le parole, nella nostra testa si formano delle parole concatenate, i nostri ragionamenti sono tutti fatti di parole che – anche se non vengono pronunciate – potrebbero essere scritte, ma non c’è voce. La voce è lo strumento sonoro con cui io faccio arrivare alla tua testa le parole che ho nella mia testa; una parola che io penso te la comunico con la voce.
